È certo che la Chiesa di San Nicola Vescovo di Bari, situata in piazza Umberto I, è stata costruita non dopo il 1500. Il suolo è stato messo a disposizione dalla benemerita famiglia Spadea. Entro la chiesa vi esisteva la Cappella di San Giovanni Battista, che aveva la porta d’ingresso dove fu poi disegnato il coro. Ora parte di essa è Cappella del Sacro Cuore e parte ingresso di servizio.
Sono state costruite cappelle per altari fatti con finissimi marmi: Maria SS. del Rosario, del Purgatorio, di Sant’Innocenzo M., dell’Addolorata. Sull’altare del Rosario vi sono queste iscrizioni: “Fundata 1608 - De novo erecta 1750”; sull’altare di Sant’Innocenzo: “Gloria et honor coronasti eum - Anno Domini 1740”; l’altare maggiore, vero gioiello d’arte barocca, porta la data del 1696.
Le tre campane portano la medesima data di fusione 1686 ed “Opus Josephi Neapolitani regy fundatoris faciebat”. Sulla campana più piccola vi è inciso: “Verbum Caro factum est - Venite fily, audite me, obbedite praeposits vestris quia coram Christo Judice testis ero. A.D. MDCLXXXVI”.
La stessa chiesa conserva diverse date sul portale: A.D. 1652; sui muri: a Nord A.D. 1640, a Ovest A.D. 1861, sui grati A.D. 1666. La chiesa fu benedetta dal Priore di Serra San Bruno, e poi, in un secondo tempo fu consacrata dal vescovo di Nicastro don Francesco Loiero, nativo di Badolato, l’8.12.1732, come risulta dalla iscrizione della lapide, posta nella medesima chiesa:

D. 0. M.
Templum hoc vetustioribus et multis ante tempestatibus D. Nicolai Myrensis Archiepi Tit. nuncupatum nec uno auspicio exsimium solemni sacro X february indicto, Illmus as R. Dmus D. Fran. Maria Loierus Epus Neocastren die VIII decembry salutis reparatae anno D.ni MDCCXXXII civium voto et pensis praestantissime quam consecravit.

Il 14 gennaio 1745 il sacerdote don Giuseppe Spadea, Vicario Curato, e sua sorella D. Anna hanno fatto donazione alla comuneria di Gasperina, composta di 24 sacerdoti, delle seguenti terre: Giardino, Caccavari, Godino, Marafaccioli, Giannello, Lipicello, Scinda, più un frantoio ed alcune stanze. La comuneria ora stata istituita con regio decreto nel 1600. Dopo il terremoto del 1783, la chiesa parrocchiale venne chiusa per tre anni; le campane furono scese dalla torre campanaria per alleggerirne il peso. La più grande venne legata al famoso “pino” in fondo a via Marconi. Le funzioni vennero ufficiate in una baracca nel fondo di Megali. La parrocchia di Gasperina è passata alla diocesi di Squillace dopo che Gioacchino Murat soppresse, la Prelatura Nullius della Certosa, ossia nel 1808. Il primo arciprete fu don Giuseppe Procopio, che morì il 19.08.1861 all’età di anni 78. I registri parrocchiali portano la data del 1640. Vi è l’elenco di 167 sacerdoti deceduti a Gasperina e di altri 12 deceduti fuori dal paese.
La Chiesa ha tre navate, quelle laterali contengono varie cappelle: Sant’Antonio di Padova, San Francesco di Paola, il Purgatorio, il Rosario e di fronte v’è la Cappella del Sacro Cuore, fatta costruire dall’arciprete don N. Paparo; nell’altra navata vi sono: il nuovo Battistero, costruito dal medesimo arciprete, San Nicola di Bari, l’Addolorata, Sant’Innocenzo M. protettore di Gasperina, e di fronte l’Immacolata.
La navata centrale è sorretta da 12 pilastri in pietra, che sostengono le arcate composte di pietra d’intaglio, che l’artista Carmelo La Sorte, nel 1895, rivestì di stucco, che per quanto finissimo e pregevole andrebbe rimosso.
Le statue, tutte in legno, eccetto quella di Sant’Antonio, appartengono all’artigianato serrese del settecento. Forse le statue di San Nicola e di San Gregorio Taumaturgo sono secentesche e provengono da Lucca, come San Biagio della Matrice di Serra San Bruno. Opere pregevoli sono pure il coro ed il pulpito di stile barocco della scuola napoletana di Cosimo Fanzago. Il massiccio portone è opera dell’eccellente artigiano Raffaele Cilurzo, che l’ha costruito nel 1930, su incarico dell’arciprete dott. Giovanni Jannone. Per iniziativa di don Giuseppe Jannone è stato costruito a Serra San Bruno su un modello antico, nel 1895, il famoso tronetto di Sant’Innocenzo.
La chiesa è stata restaurata dal zelante arciprete don Nicola Paparo, fondatore con Monsignor Giovanni Apa e il canonico don Giovanni Capellupo, della Casa di Carità eretta presso il santuario di Maria SS. dei Termini, nel dopoguerra, quando ancora era solo la Chiesa a doversi interessare dei diseredati. Ultimamente sono stati restaurati due altari: quello di Sant’Innocenzo a cura della Commissione per le Feste Patronali, e quello del Rosario in memoria di Giovanni Celia Magno, che ha lasciato i suoi beni a Giuseppe Carchidi con l’incarico di spenderli per i bisogni materiali della parrocchia. Angelo Macrina ha fatto costruire 30 banchi che rendono, maggiormente decoroso il luogo sacro.
Il 28 novembre 1974 sono stati traslati i resti mortali di don Francesco Antonio Caruso, morto in concetto di santità, dalla Cappella dei sacerdoti alla chiesa matrice, dove S.S. Mons. Giuseppe Pullano ha eretto a sue spese un artistico monumento sepolcrale.

Chiesa parrocchiale

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